The chill art of book binding, Laboratorio di arte legatoria

The chill art of book binding, Laboratorio di arte legatoria

a cura di Lapislazuli. Sabato 25 e domenica 26 dalle 16 alle 20Vi siete mai chiesti come si costruisce un libro? Come facevano i nostri antenati a mettere insieme pelli animali con su scritte delle cose per creare un fascicolo di informazioni preziose?

Noi ce lo siamo chiesti 2 anni fa e autoistruendoci, provando, sbagliando e riprovando ci siamo trovati legatori di libri.

Certo per essere chiamati maestri ce ne vorrà di tempo ma vogliamo condividere ciò che sappiamo, sommergendoci di fogli, filo e colla. Nel workshop verranno mostrate le tecniche principali di rilegatura occidentale, dando le basi per poter autonomamente proseguire e sperimentare costruendo quaderni, libri, e quant’altro si possa racchiudere in una copertina.

POESIA PESANTE

Poesia Pesante – Pensieri e immagini resi permanenti

Una selezione di immagini e poesie tratte dalla fanzine, a cura delle autrici. Uno sguardo a un mondo di pensieri impensabili, immagini malinconico, libere associazioni, punteggiatura discutibile.

Prendetevi bene, prendetevi male, fate un po’ come ve pare!

Inaugurazione

Parliamo di Poesia Pesante – fanzine di poesia e fotografia

Giovedì 23 h.20 – Infoshock

Inaugurazione della mostra, presentazione del progetto, chiacchiera con le autrici&reading poetico

Linografia e Monotipia – Workshop

Linografia e Monotipia – Workshop

Sabato 25 ore 16.00
con Lara Ottaviani e Alessandra Bincoletto
Offerta libera
Sarà un occasione per approfondire la tecnica del linocut dove ogni partecipante realizzerà il proprio toro. Nella seconda parte del laboratorio esploreremo alcune delle infinite possibilità che la monotipia lascia alla libertà espressiva. Attraverso la condivisione delle esperienze creative di tutti i partecipanti rimetteremo in gioco ogni toro sviluppando, in un lavoro comune, diverse versioni grafiche per la realizzazione di manifesti per Olé festival.

Canti della strada by Dawulia trio

Canti della strada by Dawulia trio

Domenica 26 ore 16.00
Performance musicale e vocale di pianoforte e live electronics (ceci stuck), bandoneon (David Sarnelli) e voce (Wu Ming 2). Testi sul camminare di Wu Ming 2, Dickens e Whitman, tratti dai libri  “Il sentiero degli dei”, “Il Sentiero luminoso” e dall’antologia “La via del sentiero”.  
Rielaborazioni sonore e riarrangiamenti di musiche di Arvo Pärt, Erik Satie, Penguin Cafe Orchestra, Philip Glass.

NO RACISM CUP

NO RACISM CUP
Domenica 26 ore 15.00
Ogni anno in Salento ad agosto si svolge un mundialito di calcio antirazzista: No Racism Cup.
Un progetto che si sviluppa in quattro giorni di campeggio tra sport, musica, cultura e lotta, contro razzismo e ogni forma di discriminazione.
Arrivato alla decima edizione, il collettivo organizzativo ha sentito la necessità di raccontarne la storia. Soprattutto alla luce del fatto che oggi le politiche discriminatorie stanno tornando forti e queste pratiche risultano essere fondamentali “forme di resistenza”.
Raccontare di un decennio di lotte, movimenti sociali, autorganizzazione a cui hanno partecipato tantissime realtà: collettivi, squadre di calcio, rugby, palestre popolari. Un racconto corale che si articola tra sport popolare, pratica politica e cultura underground. 
In appendice le voci di chi, in questo decennio ha partecipato attivamente al progetto, contribuendo a realizzarlo.
Il collettivo che organizza No Racism Cup è un gruppo eterogeneo legato da valori comuni, militanza politica e una forte amicizia. I componenti del collettivo hanno riunito in un progetto, nato a sviluppato nel sud Italia, le pratiche politiche acquisite dai singoli elementi nel corso delle proprie esperienze, in giro per lo stivale o all’estero.
Nei dieci anni che hanno preceduto la stesura di questo libro sono stati tanti i compagni e le compagne provenienti da tutta Italia che si sono spesi perchè il progetto si potesse realizzare. No Racism Cup è il risultato della cooperazione tra diverse realtà. 
Copertina a cura di Be Folko

Presentazione progetto Premio di laurea Francesco Lorusso con CUA Bologna e Red Star Press

Presentazione progetto Premio di laurea Francesco Lorusso con CUA Bologna e Red Star Press

Sabato 25 ore 19.00

 

PREMIO DI LAUREA FRANCESCO LORUSSO

Cos’è?

Il progetto nasce da un’idea della casa editrice Red Star Press e del Collettivo Universitario Autonomo di Bologna per celebrare la memoria di Francesco Lorusso, studente e compagno di Lotta Continua ucciso l’11 marzo del 1977 dalla polizia in via Mascarella (BO).
Ci sembra giusto ribadire come la logica che agisce all’interno dei meccanismi universitari sia del tutto meritocratica ed escludente; le produzione di saperi, la valorizzazione degli spazi di conoscenza e di formazione sono finalizzati alla riproduzione dello stato di cose presenti e le varie riforme di privatizzazione ed aziendalizzazione che si sono date negli ultimi anni non solo negli atenei universitari ma nel sistema scolastico tutto hanno permesso che determinati processi si stabilizzassero in maniera strutturale.
Il nodo della valutazione del sapere è legato a quello dell’agibilità degli spazi di espressione e di critica che nelle aule universitarie vediamo sottrarre da governance e amministrazioni che tentano di poter mettere a silenzio le voci di dissenso e critica. E’ chiaro che sono in netta contrapposizione due modi differenti di immaginare l’università, se da una parte in un continuo soliloquio c’è chi arbitra, giudica e valuta dall’altra c’è chi ancora si mobilita per dare una forma alla propria voce, per potersi determinare anche dal punto di vista del sapere e della conoscenza. Il premio di laurea Francesco Lorusso ha questa intenzione: riuscire a dare forma a questa contrapposizione, per non lasciare che spazi di possibilità possano esserci sottratti e per abitare il nostro sapere confluito nelle tesi di laurea, chiamarlo per nome, sottrarlo al giudizio istituzionale che verifica e giudica a prescindere dalla disciplina, l’ambito, la sezione, l’argomentazione.
Il Premio di laurea F. Lorusso nasce per chiamarle e chiamarci a raccolta, in una non-competizione dove lo scopo è tornare a dare il giusto posto alle nostre riflessioni o studi critici: le lotte.
E’ aperto ai laureati o laureandi, la tesi con cui partecipare può essere stata discussa in qualsiasi disciplina, ma deve riguardare uno o più di questi macrotemi: conflittualità sociale, lotte di liberazione dei popoli oppressi, critica delle istituzioni patriarcali, cultura della resistenza e del movimento operaio.
Le tesi vincitrici verranno pubblicate dalla casa editrice Red Star Press
Che senso ha parlare di memoria storica oggi?
Parlare di memoria storica oggi, nello specifico all’interno degli atenei italiani, non costituisce certamente un mero esercizio di ricerca fine a se stessa ma, al contrario, può rappresentare il punto di avvio per una battaglia che, interrogando il significato di un dato evento – come può essere la morte di Francesco Lorusso – si sviluppa intorno al nodo della sua interpretazione.
La narrazione manipolatoria di un avvenimento storico, infatti, è spesso impostata su più livelli, dal semplice e sterile resoconto di stampo giornalistico, fino alla vera e propria rimozione o rimodulazione della memoria storica, agita dai vari intellettuali del potere disponibili a queste operazioni, quando essa è troppo scomoda per i potentati di turno.
Per contrastare questa realtà delle cose, sapendo che futuri possibili nascono ricostruendo una memoria di parte, pensiamo sia necessario promuovere all’interno delle università italiane, anche attraverso il Premio di laurea Francesco Lorusso, un dibattito che sappia fare emergere il patrimonio collettivo costituito da tutte quelle storie di lotta e militanza  che troppo spesso sono costrette all’oblio da un’organizzazione del sapere che privilegia il punto di vista del potere costituito.

QUALE VALUTAZIONE?

La notizia che riguarda l’abolizione del valore legale del titolo di laurea (il vice-premier Matteo Salvini, nel suo intervento alla scuola di alta formazione politica della Lega, ha infatti affermato che “la scuola e l’università negli ultimi anni sono stati serbatoi elettorali e sindacali”. Per questo, aggiunge il vicepremier, “l’abolizione del valore legale titolo di studio è una questione da affrontare”) pone degli elementi utili ad una discussione attorno al nodo della valutazione, il quale a sua volta si rifa, riflette e si incatena a quello di merito e di eccellenza. Spiegare il concetto di valutazione, comprenderne le sfumature, la direzione in cui tale dispositivo si muove all’interno di quelli che sono i meccanismi del mondo della formazione è un tentativo necessario non solo per poter collocare in maniera ordinata i fenomeni osservabili ma per poter riflettere su quale siano le relazioni di potere che si instaurano su livelli più o meno espliciti. A tal proposito, l’intento di parificare e smantellare il valore legale e paritario del titolo di studio, significherebbe instaurare un processo concorrenziale spietato per cui l’indicatore di competenza del laureato non risalirebbe al percorso di studi effettuato bensì all’ateneo di provenienza. E’ chiaro quindi il processo che si innesterebbe con la distinzione di atenei di serie A contro atenei di serie B, con costi di accesso altissimi per i primi e un allungamento maggiore della distanza tra chi può permettersi un ateneo di alto ranking e chi invece è costretto a ripiegare su atenei meno facoltosi. Il diritto allo studio, l’accesso al welfare universitario vengono messi da parte per concentrarsi su una riforma dell’università neo-liberale in senso strettamente meritocratico, dove il ruolo dell’università come agente di produzione di formazione, alta istruzione e ricerca viene smantellato per costituirsi meccanismo di selezione per un sempre più spietato mondo del lavoro. Il meccanismo valutativo si impone in quanto possibilità da parte del potere di decidere gli orizzonti entro il quale il soggetto si può muovere, definire l’eccellenza secondo canoni che decide il mercato e il capitale: dispositivi selettivi che, in molteplici forme, strutturano l’organizzazione dei corsi di studi, articolano l’intenzione che li dispone sull’orizzonte della formazione di soggettività capitalista, di disciplinati lavoratori (spesso sotto-pagati) nella macchina generale dello sfruttamento delle energie e dei territori. Crediamo fortemente, come collettivo universitario, che riflettere attorno questi temi sia ora più che mai necessario per comprendere in che direzione stanno andando i nostri atenei nei termini di produzione della conoscenza, le relazioni che esprimono questo valore, l’impiego più o meno diffuso di forze che matematizzano la costruzione del sapere, le conseguenze che possono ricadere non solo sulla componente studentesca ma interamente ad ogni attore che si muove nelle aule universitarie all’atto di una abolizione del valore legale del titolo di laurea. Uno spazio di dibattito e dialogo che possa delineare un’orizzonte critico entro cui muoverci e dotarci degli strumenti necessari per saper riconoscere e collocare certi meccanismi all’interno del circuito formativo universitario.
Nella riforma (ancora in corso) dell’università post gelmini e la spinta in senso liberista che le accademie portano in avanti per poter estirpare ogni embrione in termini di espressione di differenzialità che detengono, crediamo sia necessario poter creare degli interstizi, non solo per poterci collocare al loro interno ma per essere in grado di aggredire tali meccanismi, armandoci di un tipo di sapere slegato dal movimento eteronormato di produzione e riproduzione del sapere in quanto capitale.

The Milky Way

The Milky Way il nuovo docu-film di Smk Videofactory per la regia di Luigi D’Alife, già autore di Binxêt – Sotto il confine, è il racconto di un territorio attraversato per millenni da rotte di emigrazione e immigrazione, una frontiera naturale ingannatrice che divideva una unica popolazione montanara.

L’autore ne parla con Smk Videofactory
Venerdì 24 maggio ore 21.30

Le Alpi occidentali sono interessate da millenni da rotte di immigrazione ed emigrazione. La storia più recente ci racconta come, a partire dall’emigrazione italiana del ‘900, questi territori continuino a rappresentare luoghi di passaggio da una parte all’altra della frontiera. Se negli ultimi 200 anni sono stati gli italiani ad attraversare il confine per venire a cercare lavoro in Francia, negli ultimi decenni lo hanno fatto anche i profughi durante la guerra dei Balcani e ora, almeno dal 2015, è una rotta utilizzata anche dai migranti di origine africana. La nuova “rotta alpina” dei migranti di nuovo non ha nulla. Quasi 70 anni fa la chiamavamo “della speranza”. Ora non più. Molti rischiano di morire sulla frontiera. E vi muoiono. I migranti, poco preparati e mal equipaggiati per un’impresa del genere, imboccano i sentieri di notte, sfidando il buio, il freddo e i controlli delle autorità francesi. Nonostante la militarizzazione del confine, una parte non esigua di abitanti delle valli ha deciso di non abbassare la testa e di non girare lo sguardo di fronte a quanto accade lungo i sentieri delle proprie montagne.

The Milky Way vuore raccontare questa storia, per non peerdere la memoria, ma
coltivarla, farla vivere attraverso i gesti concreti, piccoli o grandi che siano, attraverso la solidarietà e la convinzione che nessuno si lascia indietro.
“Sono convinto che è impensabile raccontare luoghi e storie senza conoscerne le radici ed il corso degli eventi – racconta Luigi – Non si tratta solo di ribadire come le rotte migratorie sono sempre esistite nella storia dell’umanità, ma anche come le dinamiche di solidarietà e di mutuo soccorso continuano a sopravvivere ed a manifestarsi, in particolare in un luogo come la montagna, che così come il mare, rappresenta uno spazio in cui ‘nessuno si lascia da solo’.”

TEASER 1 -> https://www.youtube.com/watch?v=IJDg9_WQIpU
TEASER 2 -> https://www.youtube.com/watch?v=RNnzbc19Hvo

Tavola rotonda festival indipendenti

Tavola rotonda festival indipendenti

sabato 25 ore 21.30 palco bar

Di nuovo ci ritroviamo insieme per scambiare, condividere e discutere tra banchi e sedie, ad uno dei tanti festival che ogni anno si svolgono sotto i valori dell’indipendenza e della libera espressione nel mondo della grafica e dell’editoria.

La rete che negli anni si sta costruendo è ampia e tocca diverse città. Ci sembra però interessante parlarne non solo tra di noi, ma con una prospettiva aperta ad altre orecchie e future iniziative, con tutti e tutte coloro che saranno presenti alla tre giorni.

Perciò, sabato sera, in coda alla densa giornata di incontri e presentazioni, proponiamo una tavola alla quale prenderanno parte gli amici e le amiche dei festival presenti ad Olé!

 

(foto di Giacomo Depolo)

Laboratorio di scrittura con Tillandsia

Laboratorio di scrittura con Tillandsia

domenica 26 ore 15-17 in sala SIM

momento performativo e laboratorio di creazione
collettiva a cura di Tillandsia.

TILLANDSIA, libera fanzinna sradicata e ostinata irrompe a Olé, aprendo
una breccia nel cemento grigio della città, pronta per contaminare e
farsi contaminare da chiunque voglia dare sfogo alla propria impellenza
creativa.

NOTTI XYLOFAGE

Notti Xylofage di Flora Marc

Sala SIM presentazione sabato 25 maggio ore 16.00 

Disegno, incisione e pittura mi permettono di navigare sulla frontiera fluida tra il reale e l’immaginario, il ricordo e  l’oblio, l’incanto e il disincanto. 

In questo interstizio si spiegano forme figurative o astratte che mettono in questione sia l’apparizione che la scomparsa dell’immagine. Si materializza un universo dai motivi onirici e simbolici, oscillante tra incanto e fine del mondo, composto di oggetti trovati, di reminiscenze dolce-amaro dell’infanzia, di creature immaginarie, di città, di vegetali, di colori e di filo spinato. 

Ogni opera si articola alle altre in un puzzle che gioca tra l’ascesi e l’abisso.

Nuits Xylophages

Dessin, gravure et peinture me permettent de naviguer sur la frontière floue entre réel et imaginaire, souvenir et oubli, enchantement et désenchantement. Dans cet interstice peuvent se déployer des formes figuratives ou abstraites questionnant à la fois l’apparition et la disparition de l’image. Un univers se matérialise par des motifs oniriques et symboliques oscillant entre féerie et fin du monde, composé d’objets trouvés, de réminiscences douces-amer de l’enfance, de créatures imaginaires, de villes, de végétaux, de couloirs et de barbelés. Chaque pièce s’articule aux autres dans un puzzle qui joue avec l’échelle et la mise en abîme.

Bio
Flora Marc lavora nelle arti visive, sperimentando diversi linguaggi ibridi. Vive a Parigi, sarà ospite per la terza edizione di Olé con una selezione delle sue ultime stampe.